Quando il tunnel carpale e il morbo di De Quervain
diventano la mia pratica quotidiana
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Il giorno 11 di maggio ho subito due interventi, alla mano e al polso. Nulla di grave, molto veloci e all'aparenza "leggeri" ma, come mi diceva la mia amica infermiera, il bello sarebbe arrivato dopo.
E puntualmente, a 15 giorni di distanza, il dopo e' arrivato .
La fisioterapia e i massaggi intensi hanno infiammato molto le ferite e stanno mettendo a dura prova tendini e nervi. Ogni giorno mi trovo una scusa per fare sempre e solo 3 sedute anziche' quattro come impostomi dai medici.
So che e' per il mio bene ma "buttare" tempo prezioso per queste torture mi fa desistere. Anzi mi faceva.
Fino a ieri.
Perche' ieri ho deciso di vedere queste sedute come un mezzo per praticare il momento presente.
Mi siedo al tavolo, faccio tre respiri profondi ed inizio a massaggiare le 3 ferite.
Accarezzo la pelle e premo le cicatrici. Senza pensare al dolore ma al beneficio che ne trarro'.
E funziona.
Anzi, inizia a piacermi.
Respiro e massaggio, respiro e massaggio.
Quando ho avuto mai l'occasione di massaggiare cosi' a fondo la pelle delle mie mani con consapevolezza?
Questa mano con i pori allargati, le vene gonfie, i segni del tempo.
Che ha accarezzato, lavorato, pregato, asciugato lacrime, stretto altre mani.
Le mie mani sono parte di me, ci voleva questa pausa per rendermene conto.
E come canta il buon vecchio Zucchero:
Far provare nuove sensazioni
Farsi trasportare dalle emozioni ღ





